fritz-leiber_la-cosa-marrone-chiaro

Editore: Cliquot

Collana: Biblioteca n.1

Data di pubblicazione: Marzo 2015

Pagine: 304

Formato: Copertina flessibile

Prezzo di copertina: 18 €

Prezzo ebook: 4,99 €

 


La casa editrice Cliquot, fondata nel 2014, ha il merito di offrire ai lettori italiani (parole dell’editore stesso) “dattiloscritti ritrovati in umide cantine, storie ripescate in polverose riviste, autori con una biografia da ricostruire, opere mai tradotte riportate alla luce”.

Di quest’ultima tipologia fa parte la pubblicazione di cui vi parlo. Un’antologia dell’orrore che raccoglie alcuni inediti di Fritz Leiber, intitolata La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore.

Fritz Leiber on Weird Tales (1942)Gli scritti di questo autore spaziano dalla fantascienza, allo sword and sorcery (cui appartiene il suo primo racconto intitolato Due in cerca di avventure, risalente al 1932 e facente parte del ciclo di Nehwon) fino all’horror. Agli inizi della carriera Leiber pubblica sia per la rivista Unknown che per Weird Tales, sulle cui pagine trovano spazio le sue opere orrorifiche all’epoca più importanti: Fantasma di fumo (1941) e Il cane (1942). In quel periodo Leiber ha modo di conoscere Lovecraft, con il quale intraprende un rapporto epistolare di amicizia da cui trae preziosi insegnamenti per migliorare il proprio stile.

Sul finire degli anni Sessanta la morte della moglie fa piombare Leiber nell’alcolismo. Da questo momento nei suoi scritti ricorre il tema dell’estraniamento dell’individuo da un mondo sfuggente a ogni tentativo di comprensione, pregno di ambiguità e terrore.

Sono proprio gli inesplicabili risvolti della realtà a far traballare l’ordinaria routine dei personaggi, la cui confortante quotidianità si infrange contro entità o eventi al di fuori di ogni logica. A questo punto si insinua in essi la paura per l’inaspettato, la quale delle volte si riveste di misterioso fascino che seduce la curiosità umana e sospinge l’individuo a inoltrarsi nei tetri meandri del soprannaturale.

Il primo racconto, La villa del ragno, uscito su Weird Tales nel 1942, vede una coppia costretta da una tempesta a cercare ospitalità nella villa di Malcolm Orne. Le voci sul suo conto lo descrivono come un nano, ma quando la coppia viene accolta in casa si ritrova davanti un omone di oltre due metri. Il mistero sul suo aspetto e sulla sua sinistra dimora vengono sviluppati da Leiber secondo un canovaccio che presenta molti stereotipi tipici delle storie di Weird Tales, i quali comunque garantiscono l’opportuna atmosfera grazie alle doti narrative dell’autore.

Il signor Bauer e gli atomi, il secondo racconto, è stato scritto il giorno dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima. Il talento visionario di Leiber immagina cosa accadrebbe qualora gli atomi nell’organismo umano sfogassero la loro energia. Ne deriva un racconto drammatico che solleva la tematica dell’autodistruzione a cui l’uomo sta andando incontro a causa della sua scellerata condotta.

Woman in blackIn Qualcuno urlò: strega! e nel successivo Il demone nel cofanetto traspare un altro tema ricorrente di Leiber, ovvero l’accostamento della donna al male (spesso nelle forme di stregoneria e vampirismo). Una concezione dettata dal rapporto poco appagante che egli ha sempre avuto con l’altro sesso. In Qualcuno urlò: strega! il protagonista è stato vittima di un amore non ricambiato. Per quanto in passato egli abbia provato a costruire una relazione solida, la ragazza aveva solo finto di stare al suo gioco e alla prima occasione tornava alle disdicevoli pratiche che più l’appagavano.

Alla protagonista de Il demone nel cofanetto, oltre la maledizione che affligge la sua famiglia aristocratica da generazioni, Leiber affibbia anche il ruolo di attrice che non può assolutamente permettersi di restare esclusa un solo giorno dai riflettori mediatici. Le due cose, essendo collegate, danno forma tra le righe al pensiero dell’autore: la vanità è la maledizione delle donne.

Anche in Richmond, fine settembre, 1849 si ripropone il binomio donna-perdizione. Stavolta il protagonista è nientemeno che Edgar Allan Poe, alle prese con una donna di nome Berenice di cui si è invaghito. I capelli corvini di lei – connotato ribadito spesso nella trama – la collegano alla Bellezza decantata da Poe nella poesia Il Corvo. Come in quel caso i sentimenti di Poe si manifestano mediante una spassionata confessione dai toni tragici e malinconici, qui culminante in un frequente sbandieramento della propria produzione letteraria che scandisce, come inquietanti rintocchi, l’approssimarsi dell’imprevisto finale. In questo racconto, secondo me tra i migliori della raccolta, Leiber riprende parte dell’animo di Poe e lo completa con il proprio.

Nostra Signora Delle Tenebre.jpgSegue il capolavoro dell’antologia, La cosa marrone chiaro, divisa in due parti così come fu pubblicata all’epoca (1977) sulla rivista MF&SF. Tale racconto venne poi ampliato da Leiber nel 1977, dando vita al romanzo Nostra Signora delle Tenebre. Si tratta di un mistery ambientato a San Francisco, su cui svetta imponente Corona Heights. Oltre alla misteriosa entità che infesta la minacciosa collina, la trama è arricchita da due testi occulti rinvenuti dal protagonista Franz Westen. Uno è il trattato di Thibaut De Castries sulla Megalopolimanzia, una pseudoscienza esoterica basata sullo studio di tutti i materiali che compongono le megalopoli e le energie che essi rilasciano, tramite cui è possibile anche fare previsioni sui futuri sviluppi del progresso urbanistico. L’altro volume è il diario dello scrittore Clark Ashton Smith, contenente il segreto della sua relazione con De Castries e la verità sugli intenti di quest’ultimo. La cosa marrone chiaro mette in risalto il geniale estro di Leiber, abilissimo nel miscelare tematiche affascinanti lungo una trama costellata di imprevisti e sottili incastri metaletterari.

Quanti di noi, in una grande città, sanno cosa sta aldilà delle pareti del loro appartamento, spesso aldilà della parete contro la quale dormono?”.

La citazione ripresa da La cosa marrone chiaro si adatta perfettamente anche al successivo racconto, nonché ulteriore perla di questa bellissima antologia. Fantasie paurose riconferma le sensazioni di inquietante mistero che suscitano le anonime mura degli edifici urbani, così freddi e poderosi, nei cui angoli più reconditi non si sa mai cosa può celarsi in agguato. Lo scoprirà Ramsey Ryker, l’anziano protagonista i cui Lady in Blackincubi notturni lo porteranno a imbattersi in qualcosa di più reale quanto fascinosamente perverso. Una presenza che si aggira sfuggente nei piani alti del condominio in cui vive, già ravvisata in passato da altri inquilini poi spariti nel nulla.

Conclude l’antologia Il nero ha il suo fascino. Una storia su un’insostenibile relazione coniugale, giunta alla rottura a seguito di tutta una serie di condotte depravate perpetrate dal marito, sul quale la moglie riversa come una maledizione il proprio tracollo emotivo. Ritorna il tema della sessualità perversa e peccaminosa, che si abbatte sulla vittima come una condanna destinata a trascinarla nell’oblio definitivo.

Concorrono ad avvalorare questa antologia l’accurata introduzione di Federico Cenci sulla vita privata e professionale di Leiber, insieme all’appendice che propone un articolo del 1977 dove l’autore espone il suo travagliato rapporto con la rivista Weird Tales.

Di fronte a tutto questo ben di Dio non resta che complimentarmi con la casa editrice Cliquot per l’esemplare lavoro e augurare a te, lettore, una prelibata scorpacciata di orrori.


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