Editore: Italian Sword&Sorcery Books

Collana: Valusia

Data di pubblicazione: Giugno 2019

Pagine: 144

Illustrazione di copertina: Andrea Piparo

Formato: Ebook

Prezzo: 4,99 € 

 

 

 

 


L’Era del Serpente è la settima pubblicazione da parte dell’editore Italian Sword&Sorcery Books, nonché ultimo lavoro del bardo dell’Heroic Fantasy Andrea Gualchierotti1, onnipresente quando c’è da esaltare le  gesta di antichi guerrieri leggendari.

Ne L’Era del Serpente veniamo catapultati in un passato primordiale, quando esseri ultraterreni camminavano su un mondo prematuro all’avvento della civiltà umana. Essa, man mano che progrediva, è andata instaurando un antropocentrismo autoreferenziale che ha ridotto a fantasiose leggende gli antichi saperi e coloro che li dispensavano.

Eppure tutte le tradizioni culturali del pianeta concordano nel testimoniare che agli albori della civiltà il barbaro era l’uomo, mentre esseri alieni (termine da intendere nella sua accezione più letterale, quella di estraneità, e non spaziale) detenevano un’incredibile maestria in ogni arte del sapere. Tra l’altro, confermano all’unisono le mitologie mondiali, non erano nemmeno avidi di preservarla, dimostrandosi pazienti iniziatori della civilizzazione umana. Eppure, come sottolinea Francesco La Manno, «la stragrande maggioranza delle opere di fantasia eroica presenta protagonisti umani in conflitto imperituro contro aberranti creature» esterne. Ciò rimanda a un tema cardine di questa letteratura, ascrivibile alla disperata drammatizzazione sita nell’indole umana nei riguardi dei macro temi che assillano la sua esistenza e ne minano la stabilità, incrinando fin nel subconscio il suo bisogno primario di sopravvivenza. La beffarda caducità dell’esistenza viene dunque esasperata tramite il ricorso alla magia e al soprannaturale, i quali comprovano la percezione ingannevole che l’uomo ha di se e dello spazio circostante, soggetto a mostruose infiltrazioni provenienti da ignote dimensioni aliene che acuiscono il senso di fragilità su cui si regge l’effimera vita di ognuno.

In virtù di ciò appare fin da subito originale l’idea di Andrea Gualchierotti di spostare la prospettiva della storia dal punto di vista dei “mostri”, costretti a difendersi dai nemici umani. Le creature in questione sono degli uomini-serpente, introdotti nel genere da Robert E. Howard mediante il racconto The Shadow Kingdom (1929), facente parte del ciclo sull’esule atlantideo Kull di Valusia. Tali esseri tornano spesso nella narrativa howardiana, e all’(anti-)eroe di turno spetta l’ardua impresa di sgominare le loro diaboliche macchinazioni volte a riguadagnare la potestà perduta nel corso di guerre millenarie contro i reami degli uomini. Del resto Robert E. Howard riprende (e rivitalizza con le sue abilità di narratore infaticabile) una tradizione antropologica largamente diffusa, in cui l’archetipo del serpente preserva una potente valenza simbolica, spesso fondante per l’ordinamento cosmico e, di riflesso, per la perpetuazione della vita. In quanto tale, il mito cosmogonico è fortemente debitore ai primevi culti matriarcali che indicavano nel ventre della Madre Terra l’utero ctonio in cui ribollono le forze procreatrici e distruttrici. Da esso tutto nasce e tutto vi ritorna, in accordo con l’eterna armonia totalizzante.

Tale ciclicità perpetua, specchio dell’energia universale manifesta in natura, viene incarnata simbolicamente dall’Ouroboros, il serpente che mordendosi la coda raffigura per l’appunto l’incessante perpetuarsi dell’esistenza e il sommo completamento della dualità. Al di là della dequalificazione edenica del serpente operata dalle successive religioni patriarcali, dell’ermetica crittografia attribuitagli dagli alchimisti, o dell’occultismo magico-iniziatico di cui lo ha rivestito lo gnosticismo, questo rettile detiene da sempre un tale potere suggestivo da renderlo perfettamente efficace anche nella narrativa fantastica.

Lo sa molto bene anche Andrea Gualchierotti, che infatti decide di porre il suddetto argomento a pietra angolare del suo nuovo lavoro, L’Era del Serpente. Ambientato in un’epoca remota, quando gli uomini erano ai loro primi vagiti, sul mondo regnava la razza evoluta dei rettili. Il loro impero, per quanto all’avanguardia, patisce tutte le altalenanze che la vittoria e la sconfitta impongono al destino di ogni essere vivente. Ma vediamo come tutto ebbe inizio.

In principio era Set, il dio rettile, unico embrione ad essere sopravvissuto all’aspersione cosmica partorita dal Gran Serpente. Nel magmatico ventre della Terra in fase di plasmazione quell’uovo siderale si schiuse, e il Signore dei Serpenti che ne fuoriuscì si adoperò per generare una stirpe a sua immagine, «i grandi Serpenti del mondo remoto», e conferì loro le abilità nel dominio e una dimora in cui esercitarlo chiamata Xyl-Saalh, la città del Drago. Tra le sue mura proliferarono la ricchezza e la scienza, ma quella sacra progenie nel tempo iniziò a covare la superbia, dimenticando il Padre a cui tutto doveva. Quando l’empietà ne deturpò l’animo e la condotta, Set decise di ritirarsi, voltando le spalle alla sua prole degenerata e rintanandosi negli abissi del mondo dove estraniarsi in un sonno millenario.

Nei secoli a venire, i fasti degli albori ormai un ricordo nostalgico, il regno dei rettili è messo in ginocchio dalla Grande Guerra combattuta contro gli umani. Nessuno sapeva da dove venissero, né quale divinità avesse infuso in loro l’arte della guerra. Fatto sta che gli ofidi si videro costretti a tentare una soluzione estrema per scongiurare una volta per tutte la piaga antropoide.

I rettili devono però fronteggiare anche una lotta intestina, combattuta tra le alte sfere del potere. L’attuale imperatore Ktlàn è più concentrato a soddisfare i propri vizi che gli impegni di governo. Il gran sacerdote Salith ne approfitta per attuare una congiura e destituire il monarca, ma anch’esso deve guardarsi le spalle dalle diaboliche macchinazioni in atto. Inoltre pare ci sia lui dietro gli esperimenti genetici volti a ricreare dei mutanti da impiegare come arma risolutiva nella guerra contro gli umani. Questi ultimi hanno intanto stabilito una tregua per coalizzarsi contro il nemico comune, ma tra i loro potentati che compongono la metropoli di Chaonium ribollono animi sovversivi, pronti ad accaparrarsi un posto d’onore in vista della fine delle campagne militari.

Una tale polveriera impone alla trama un ritmo serrato. I cambi di prospettiva sono frequenti, e per ognuno percorriamo una delicata linea narrativa che pare sempre sul punto di spezzarsi e capovolgere le sorti delle pedine in campo. Gualchierotti riesce bene a gestire le mosse sulla scacchiera, concentrandosi più sugli intrighi che sugli scontri armati, come invece potrebbe indurre a credere un romanzo di questo genere. In tutto ciò il lettore ha modo di apprendere anche le usanze socioculturali di Xyl, elaborate dall’autore con ragionevole plausibilità, perfettamente adeguate alla tipologia di razza che le pratica. L’aspetto che maggiormente risente di tanta carne al fuoco è, a mio personale giudizio, la profondità dei personaggi. Ne emergono solo le sfaccettature rispondenti alle esigenze belliche, precludendone una maggiore tridimensionalità. In compenso la prosa è molto evocativa. Un condensato di epicità e cinismo che esalta il clima rovente della storia, nel cui incedere rocambolesco si avvicendano scontri sanguinari e mortali sortilegi, ingredienti che ammantano l’atmosfera generale di una nefasta tonalità crepuscolare, gravida di fatale ineluttabilità. Ciascuna delle fazioni in guerra è impegnata in una disperata sopravvivenza, giacché il futuro della propria razza vacilla sull’orlo dell’estinzione. Non ci sono amicizie, solo subdoli rapporti di circostanza. L’indole bestiale è il comun denominatore delle due compagini. La resa dell’incombente senso di fatalità autodistruttiva è uno dei maggiori pregi de L’Era del Serpente, nelle cui righe riverberano gli echi dei classici dell’Heroic Fantasy che lo hanno ispirato.

Pertanto se siete estimatori del genere avrete di che divertirvi con questo breve romanzo, in linea con lo spirito dell’editore (con a capo lo stacanovista Francesco La Manno) impegnato a risollevare uno dei filoni letterari più interessanti2, e allo stesso tempo più ingiustamente bistrattati, degli ultimi decenni. Lo testimoniano anche gli inserti critici che corredano le singole uscite, sempre validi nell’approfondirne le tematiche preponderanti. Un po’ come avveniva per la prestigiosa Fantacollana Nord, punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati e che giustamente Italian Sword&Sorcery Books tende a ricalcare.

L’Era del Serpente è dunque l’ennesima freccia scoccata con qualità dall’editore, caparbio nel difendere la propria nicchia editoriale dove accogliere chiunque cerchi della sana e coinvolgente avventura “vecchia scuola” ambientata negli esotici reami del fantastico.

 

 

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  1. Di suo ho già trattato il romanzo Gli eredi di Atlantide (2015), scritto insieme a Lorenzo Camerini, e l’antologia a cui ha collaborato intitolata Gli universi di Ailus. Heroic Fantasy Vol.1 (2016).
  2. E gli sforzi stanno ripagando alla grande tanta dedizione. Guardate un po’ qui.

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