Il volto dipinto

Editore: Hypnos

Collana: Biblioteca dell’immaginario

Data di pubblicazione: Maggio 2016

Pagine: 368

Formato: Copertina flessibile

Prezzo di copertina: 24,90 €

Ebook: 8,99 €

 


La casa editrice Hypnos continua il suo esemplare lavoro nel colmare le lacune dell’editoria italiana in fatto di letteratura weird. Questa volta è il turno dell’inglese Oliver Onions (1873-1961), di cui viene pubblicata una raccolta di racconti del soprannaturale intitolata Il volto dipinto. Sono proprio le ghost stories a costituire la parte più celebre della sua vasta e poliedrica produzione sebbene, come sottolinea Giuseppe Lo Biondo nella prefazione, Onions ‹‹è comunemente considerato uno scrittore minore in quest’ambito, forse per via di una certa mancanza di tratti riconoscibili del genere che contraddistingue le sue ghost stories, del tutto inusuali per l’epoca in cui furono scritte››. Per molti critici questi elementi inconsueti hanno costituito un importante fattore di rinnovamento del genere, che ne hanno svecchiato dagli stereotipi conferendogli una prospettiva inconsueta quanto efficacemente originale.

notimenospaceTra i tratti più innovativi vi è l’approccio realistico al soprannaturale, la cui ingerenza nella rassicurante quotidianità innesca turbamenti psichici nella vittima. Onions si ricollega alle scienze positiviste e alle certezze che esse hanno maturato sui concetti di tempo e spazio, intesi come punti cardine che delimitano e scandiscono razionalmente la vita degli individui. Quando il soprannaturale incrina tali certezze l’individuo subisce delle ripercussioni psicologiche. La sua identità diventa sempre più fragile, finendo risucchiata verso il baratro della perdizione.

E’ appunto la perdizione a insinuarsi nei protagonisti dei racconti de Il volto dipinto costituendo, almeno nella maggioranza dei casi, l’inesorabile fato che li accomuna.

Ne Il volto dipinto, il romanzo breve da cui l’antologia trae il nome, la protagonista è una ragazza di nome Xena che prende parte a un viaggio verso Tunisi in compagnia di altre ragazze, sotto la tutela della signora Van Necker. Salpata da Palermo, la sua città natale dove ha ricevuto dal padre una casta educazione cattolica, Xena intraprende una condotta del tutto diversa. Il mondo che le si spalanca agli occhi la ammalia con stili di vita più libertini, sottilmente perversi. Tutto acquista una luce più vivida e lussuriosa che la porta a compiacersi del fatto che gli altri Solitudecatalizzino su di lei questi atteggiamenti. Così Xena, o meglio quello che era, finisce per essere il fantasma di se stessa. Ma essa è qualcosa di più, uno spirito mitologico del mare che duemila anni prima ha causato la morte di alcuni marinai ammaliandoli con il proprio canto. Da questo momento la giovane opta per una scelta drastica, una seconda ma definitiva perdizione, dettata dalla consapevolezza che non potrà mai essere padrona del proprio destino.

Nel racconto Io la protagonista, Bessie, finisce per perdersi in un esistenzialismo allucinato a causa dell’affiorare di forze primordiali, risalenti all’epoca del mito. Il loro scatenarsi sfuma i confini tra la Realtà e il Sogno. Bessie viene sballottata tra queste dimensioni dell’essere, col rischio di smarrire per sempre la propria identità.

Resurrezione in bronzo analizza la perdizione del protagonista da un altro punto di vista. Brydon, un artista che vuole dimostrare a tutti i costi il proprio talento, si impegna anima e corpo per vincere un concorso a cui è stato invitato a partecipare. Intende realizzare una statua, e per riuscirci si isola dal mondo, familiari compresi. Nella trama ho ravvisato una simbologia alchemica. Nello specifico vengono riprese le fasi di trasmutazione della materia la cui sublimazione mira al  conseguimento della Grande Opera. In questo caso la trasmutazione avviene su un piano artistico che parte dall’argilla (la nascita), passando per la cera (la morte), e termina col bronzo (la resurrezione). Più Brydon è prossimo alla realizzazione della scultura però, più la sua vita rischia di corrompersi irreparabilmente.

Dark InspirationIn Hic Jacet si ripropone la figura dell’artista. Stavolta si assiste a un pittore, tale Harrison, che per questioni di profitto intraprende la carriera di scrittore di racconti gialli. L’amico polacco Dandriaovsky, con cui Harrison condivideva la precedente attività, non ha mai digerito la sua scelta. L’arte è passione e dedizione da coltivare nei periodi di successo come in quelli avversi. Chi vi rinuncia per fini opportunistici tradisce la purezza stessa dell’arte, divenendo quindi indegno di praticarla in qualsiasi forma. Il tradimento etico di Harrison finirà per ricadere su di lui come una maledizione, quando ormai sarà troppo tardi per porvi rimedio.

Questi quattro racconti sono stati quelli che ho apprezzato maggiormente. Al filo conduttore della perdizione del protagonista si inanellano follia, mitologia e arte, i quali vanno a comporre un gioiello narrativo dalla prosa raffinata quanto sfuggente, fluente nel sussurrare i molteplici sottintesi che arricchiscono la superficie delle trame.

Completano il parco di racconti Cara driade e Pandora. Nel primo una quercia sacra, antichissima, funge da spettatore a tre incontri amorosi che nel corso dei secoli hanno avuto luogo sotto le sue fronde, collegati tra loro da alcuni dettagli. Pandora narra di un’anziana attaccata al proprio passato e agli oggetti che ne rievocano i ricordi affettivi. Quando uno di questi oggetti viene smarrito la vecchietta patisce un disperato travaglio psicologico.

Alla luce dell’esiguità delle traduzioni italiane su Oliver Onions, oltre al suo indiscutibile talento narrativo, questa antologia rappresenta un testo di valore per ogni cultore della letteratura di genere, interessato quindi a risalire ai precursori e ai pionieri di un certo tipo di narrativa. In questo senso – mi avvalgo nuovamente della prefazione di Lo Biondo –  Onions si pone come ponte di collegamento tra quegli autori ‹‹con uno spiccato interesse verso il soprannaturale, come Algernon Blackwood, Arthur Machen, Joseph S. Le Fanu, e […] autori che scrissero prevalentemente dopo la Grande guerra e che diedero un’impronta psicologica e realistica al racconto di fantasmi come Walter de la Mare, L.P. Hartley, William Freyer Harvey e Robert Aickman››.


20