Colui che ascoltava nel buio

Editore: Fanucci

Collana: Futuro (Biblioteca di fantascienza n.43)

Data di pubblicazione: Dicembre 1978

Pagine: 204

Formato: Copertina flessibile

Prezzo: Variabile (essendo fuori catalogo)

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Algernon Blackwood è uno dei più rinomati autori di ghost stories. Nonostante abbia iniziato a scrivere a trent’anni – quando tornò in Inghilterra a seguito di un’esperienza in America poco gratificante dal punto di vista professionale – la sua produzione vanta una trentina di volumi.

Come molti suoi colleghi dell’epoca, quali ad esempio Arthur Machen o Fritz Leiber, Blackwood basa i suoi scritti sul presupposto che l’individuo comune, in circostanze particolari, riesca a scostare il velo della realtà oltre il quale albergano occulte entità. Il raziocinio è messo a dura prova dal subentrare dell’Altro Regno, il lato più in ombra dell’esistenza che si spalanca su scenari inconcepibili e sconcertanti.

caspar-david-friedrich-il viandante sul mare di nebbiaSono i pochi che hanno i sensi interiori ridestati, da qualche strana sofferenza profonda o da un temperamento naturale ereditato da un lontano passato, scoprono che quel mondo più grande è sempre accanto a loro e che ad ogni momento una combinazione casuale di umori e di forze può invitarli a varcare la frontiera mutevole”.

Colui che ascoltava nel buio raggruppa sei scritti di Blackwood risalenti alla fase iniziale della sua carriera, coprendo un arco di tempo che va dal 1907 al 1917.

La raccolta si apre con il capolavoro I salici, che ha per protagonisti due amici alle prese con una spedizione lungo il Danubio attraverso luoghi incontaminati in cui regna sovrana una natura selvaggia. Il tempo avverso costringe i viaggiatori ad accamparsi su una delle piccole isole di sabbia che costellano le roboanti e buie acque del Danubio. Da quel momento i due iniziano ad avvertire una sensazione ostile promanare dal paesaggio circostante. La natura descritta da Blackwood appare come un essere senziente che dapprima si mostra ai personaggi ammaliandoli con le sue spoglie rigogliose e maestose. Poi, una volta attratti a sé, la natura si sveste mostrando un aspetto diverso, più lugubre e minaccioso.

“Se ne irradiava un’essenza che serrava il cuore. Si destava un senso di reverenza, è vero, ma di una reverenza sfumata da un vago terrore”.

Il rombo del Danubio è come un sommesso monito proveniente da abissi che trascendono l’esperienza terrena. Allo stesso modo le schiere di salici, piegati in traballanti posture e percossi dal vento, paiono cospirare animatamente contro gli intrusi. Sono proprio questi il simbolo delle potenze che vanno scatenandosi contro quegli ospiti indesiderati.

Si muovevano di loro spontanea volontà, come fossero vivi, e in modo insondabile attizzavano il mio acuto senso dell’orribile

Spectral willowsI viaggiatori vengono attanagliati da un desolante smarrimento, prigionieri in quell’angolo di mondo dove le forze elementali fremono di un sinistro livore.

Il tema del romanticismo ottocentesco dell’uomo affascinato e terrorizzato allo stesso tempo dalle prodigiose visioni della natura, viene qui amplificato dall’aggiunta di potenze sovrumane che in concomitanza con essa manifestano la loro distruttiva volontà. In tali entità risuonano nitidi gli echi dell’orrore cosmico lovecraftiano.

Nel tentativo di farvi cogliere pienamente l’essenza di questo romanzo breve mi avvalgo del filosofo inglese Edmund Burke, che nel suo trattato sul sublime del 1957 scriveva: “Tutto ciò che può destare idee di dolore e pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile […] è una fonte del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire”.

PAranormal thrillerDopo I Salici è la volta de Il caso Hensing, un thriller angosciante in cui la componente sovrannaturale viene ridimensionata alla sfera inconscia del protagonista WIlliams, un giornalista di New York chiamato a intervistare un omicida sbattuto in galera dopo che, si presume, ha avvelenato la moglie. L’incriminato è il dottor Hensing, un albino dallo sguardo imperscrutabile e la mente subdola. In mancanza di prove adeguate, Hensing viene scarcerato e il suo primo obiettivo è proprio Williams.

Con questo secondo romanzo breve, Blackwood mette in scena un thriller psicologico con tutti gli ingredienti tipici del genere, dosandoli con maestria in un crescendo di tensione.

Nel terzo racconto, Colui che ascoltava nel buio, tramite il diario del protagonista viene snocciolata la sua inquietante esperienza nel nuovo appartamento che ha preso in affitto, situato in un decadente vicolo di Londra. Pare infatti che le varie stranezze in cui incappa quotidianamente l’inquilino siano da attribuire a una presenza che se ne sta rintanata, in ascolto, nelle tenebre. Ancora una volta l’inquietudine suscitata dalla trama attesta le ottime doti narrative dell’autore.

In La vigilia del primo maggio un medico dalla mentalità rigorosamente scientifica intraprende un viaggio a piedi per andare a trovare un amico, un eccentrico folklorista appassionato di magia. Il tragitto immerso nella campagna si rivela per il medico un viaggio iniziatico volto a scardinare tutti i suoi scetticismi sul soprannaturale. La magnificenza della natura ritorna in primo piano con i suoi influssi estranianti e suggestivi.

Sir_Joseph_Noel_Paton_-_The_Quarrel_of_Oberon_and_Titania_.jpgNello stesso tempo, la profonda tristezza della bellezza era penetrata nel mio cuore; perché quel mistero e quell’incanto, me ne rendevo conto acutamente, era del tutto indipendente e indifferente a me in quanto me; e mentre io dovevo passare, invecchiare, quelle manifestazioni sarebbero rimaste per sempre giovani, inalterabilmente potenti”.

Il penultimo racconto, intitolato La follia di Jones, tira in ballo il tema della reincarnazione. Blackwood lo plasma con raffinata inventiva dando vita a un ingegnoso rincorrersi di epoche e personaggi, i quali sono chiamati da giudici cosmici a chiudere i conti rimasti in sospeso.

Chiude l’antologia La vittima dello Spazio Superiore, con cui terminano anche le vicende di John Silence, l’investigatore dell’occulto a cui Blackwood ha dedicato una serie di storie. Qui lo vediamo alle prese con un cliente affetto da una strana forma di dissolvenza corporea che si verifica in circostanze anomale e lo proietta nello Spazio Superiore. John Silence rappresenta la sua unica possibilità di “guarigione”.

Ogni racconto di questa antologia mette in risalto il sottile ingegno di Blackwood nell’incasellare ogni tassello delle trame, unitamente allo stile raffinato della sua prosa. A voler essere pignoli ho riscontrato una certa prolissità in alcuni passaggi, un eccessivo ribadire determinate implicazioni allo scopo, probabilmente, di suggestionare il più possibile il lettore. L’effetto su di me è stato invece un allentarsi della presa scenica. Si tratta comunque di sporadici casi ravvisati in un paio di racconti. Alla fine dei conti è indubbio che Colui che ascoltava nel buio rappresenta uno degli omaggi più significativi alla letteratura weird. Un testo imprescindibile per ogni appassionato al genere.


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