Editore: Hypnos

Collana: Mirabilia

Data di pubblicazione: Marzo 2017

Pagine: 252

Formato: Copertina flessibile

Prezzo di copertina: 18 €

Ebook: 5,99 €

 


Alraune (o Albraune) in tedesco significa mandragola. La leggenda di questa pianta magica risale all’epoca delle Crociate. Si narra che il condannato a morte, appeso nudo al patibolo, nel suo ultimo istante di vita espelle il proprio seme che, fecondando la terra, dà vita alla mandragola, una radice nodosa che ricorda un omuncolo privo di sesso. A mezzanotte, quando lo si dissotterra, l’essere emette urla lancinanti e terribili. La radice è considerata un amuleto portafortuna: arreca ricchezza, fama, fascino, fertilità; ma in un secondo momento anche sofferenze e disgrazie.

Hanns Heinz Ewers (1871-1943), autore del romanzo in questione, riprende il mito della mandragola per poi impersonificarlo in un essere senziente di carne e ossa, una femme fatale di nome – non a caso – Alraune. Essa infatti incarna tutte le caratteristiche della magica radice, comprese le peculiarità magiche dispensatrici sia di benefici che di sciagure. Inoltre l’asessualità della mandragola si riflette sul fisico non proprio formoso di Alraune, sui capelli corti e sul feticcio di indossare abiti maschili. Eppure la sua androginia eccita a tal punto gli spasimanti da far loro perdere il senno. Alraune gioca subdolamente con tutti, sa di avere un ascendente innaturale su chiunque la frequenti e ne abusa istigandoli a compiere atti osceni o a svilirsi. Al suo cospetto ogni volontà viene annientata, annebbiata dal desiderio spasmodico di elemosinare le sue attenzioni. Col trascorrere del tempo le vittime, non vedendo corrisposto il loro amore, perdono la voglia di vivere e finiscono per suicidarsi.

Alraune è come un serpente che si muove sinuoso tra burattini che fremono per esaudire ogni suo capriccio. Alraune striscia nelle coscienze di ognuno, le ammalia e le avvelena, fino a logorarle irrimediabilmente tanto da annientarle. Chiunque intralci il suo sconcio sollazzo fa una brutta fine. La sua condotta peccaminosa è frutto di una visione della vita ben precisa, come confessa a uno dei suoi spasimanti: ‹‹Sono solo le scorie morali della nostra sciocca educazione che pesano come il piombo nelle cuciture delle nostre gonne e ci fanno cadere addosso a pennello gli abiti della virtù››.

Come la mandragola Alraune è nata dallo sperma di un condannato a morte, ma essendo “umana” è stata partorita da una prostituta inseminata artificialmente. L’artefice dell’intervento è il medico Jakob ten Brinekn, suggeritogli dal nipote Frank Braun. Quest’ultimo mal sopporta la saccenza dello zio, a cui non le manda certo a dire. Dal canto suo Jakob è irritato dall’atteggiamento sfrontato del nipote, nonostante la puntigliosa educazione che gli impartisce. La manie di magniloquenza di Jakob lo inducono comunque ad assecondare la proposta del nipote, dal momento che l’esperimento di Alraune è qualcosa di mai provato prima e la sua riuscita accrescerebbe ulteriormente il prestigio personale del dottore.

Alraune cresce in una sontuosa villa lungo il Reno di proprietà di Jakob, dove vivono in affitto Sebastian Gontram e i suoi figli, insieme alla servitù. L’infanzia di Alraune è costellata di eventi insoliti. Jakob pare divenuto un Re Mida, ogni suo investimento si tramuta in una fortuna. D’altro canto non mancano degli eventi riprovevoli che sembrano accomunati da un unico movente: Alraune. Col tempo l’aura nefanda di quest’ultima finisce per ammantare l’intera casa e coloro che vi dimorano. Le malie e la malignità della giovane si affinano con la sua crescita, finché tutto va fuori controllo e la gravità delle conseguenze è irreversibile.

E caddero le ombre. E di notte l’eterno peccato venne fuori dal mare, arrivò dal sud, dalle sabbie ardenti del deserto. Espettorò il suo alito pestilenziale, distese nei miei giardini il velo delle sue bellezze fatte di passione. Sorella selvaggia, si risvegliò allora la tua anima torrida, felice di ogni eccesso, piena di ogni veleno. Bevve il mio sangue, esultò e gridò per il dolore lacerante e per i baci colmi di piacere”.

Lo stile sfacciato per l’epoca ha reso Hanns Heinz Ewers ‹‹uno scrittore “maledetto” – ruolo cui l’autore si concede volentieri con le sue pose da dandy e la sua vita avventurosa sulla quale gravano molte ombre e molti misteri››. Basti citare il suo ambiguo ruolo politico in piena dittatura nazista che gli costò non pochi problemi.

L’autore si dedica interamente alla scrittura solo dopo gli studi universitari, conclusi con il titolo di laurea nel 1898. La sua prima pubblicazione risale al 1901, un libro di favole intitolato Fabelbuch scritto insieme a Theodore Hetzel. Seguono poi (dopo un’altra manciata di fiabe) tutta una serie di opere incentrate sul fantastico in cui l’autore lascia galoppare la fantasia sempre più orientata verso agghiaccianti manifestazioni del terrore. Segnalo a tal proposito l’antologia Il Ragno e altri Brividi (Meridiano Zero, 2017) contenente alcuni tra i migliori racconti macabri di Ewers, tra cui il capolavoro Il Ragno (Die Spinne in lingua originale, pubblicato nel 1908 nell’antologia del terrore Die Besessen).

E’ nel 1909 che viene pubblicato il suo primo romanzo Der Zauberlehrling oder Die Teufelsjäger (L’apprendisa stregone ovvero Il cacciatore di demoni), facente parte di una sorta di trilogia (insieme ad Alraune uscito nel 1911 e Vampir nel 1921) con protagonista il personaggio di Frank Braun.

Ewers attinge dal macabro in voga nella sua epoca ispirandosi a scrittori quali Arthur Machen e Edgar Allan Poe, al quale dedica un saggio. Ma nelle pieghe del suo romanzo si nascondono anche rimandi all’alchimia, al mito e al folklore medievale, senza trascurare tutto il corollario che caratterizza il gotico più cupo. Il perverso erotismo autodistruttivo, snaturato, diabolico, che pervade la trama rimanda alle varie rappresentazione mefistofeliche della letteratura gotica dove il malcapitato, svendendo la propria anima alle pulsioni carnali, precipita in un rovinoso vortice autodistruttivo. Come non notare poi i riferimenti all’altra corrente gotica in cui l’uomo si spinge oltre il buon senso delle leggi naturali pur di ergersi a Creatore, dando vita a esseri degenerati la cui magnificenza disvela alla fine un potere incontrollabile e nefasto (esempi illustri sono il Frankenstein di Mary Shelley o Il Golem di Gustav Meyrink).

Un tale bagaglio culturale unitamente a uno stile moderno, evocativo e scrupoloso rendono Hanns Heinz Ewers un autore da annoverare tra i classici del genere. A ragion veduta l’editore Hypnos lo propone in un’edizione estremamente curata sia dal punto di vista della traduzione che dell’apparato critico, dandoci l’opportunità di riscoprire un’opera senza tempo.


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